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giovedì 23 novembre 2017
 

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Il movimento universale dei dervisci roteanti, detto anche "Sema", nasce nell'ispirazione del Mevlana, l'afghano Rumi, e fa parte delle tradizioni, della storia e della cultura turche.
Esso simbolizza in sette fasi cicliche i diversi significati del percorso mistico verso la perfezione.
Anche la scienza contemporanea conferma che la condizione fondamentale della nostra esistenza è il ritorno: La materia si trasforma, ritorna a vita, elettroni e protoni tornano e riunirsi nella nascita dell'atomo, elemento costituente della più piccola particella di stelle nel cielo.
Così l'uomo viene dalla terra e alla terra ritorna.
Ma si tratta di rivoluzioni naturali, inconsapevoli.
L'uomo possiede una mente, che lo distingue e lo rende superiore a tutto ciò che lo circonda.

La cerimonia del Sema rappresenta il cammino mistico dell'ascesa spirituale umana attraverso la mente e l'amore fino al Kemal, la perfezione.
Muovendosi nella sincerità e crescendo nell'amore, l'uomo desertifica il proprio ego, trova la verità e raggiunge la perfezione.
Quindi ritorna al suo cammino spirituale come un uomo maturo, di volta in volta più vicino alla perfezione, in grado di amare e servire la creazione e le sue creature, senza discriminazioni di classi, razze, credi…
Il derviscio, con il suo alto copricapo ( che rappresenta la pietra tombale del suo ego ) e il suo camice bianco ( la gabbia del suo ego ), rinasce spiritualmente alla verità, facendo scivolare dalle spalle il pesante mantello di lana nera dei sufi.

All'inizio di ogni fase il derviscio incrocia le braccia per rappresentare il numero uno, testimoniando in questo modo l'unità di Dio.
Quando apre le braccia, la sua mano destra si dirige verso il cielo, pronta a ricevere l'energia divina, la sua sinistra verso la terra, e ruota da destra a sinistra, trasformandosi in un intermediario dello spirito divino tra il cielo e la terra, abbracciando con la rotazione l'umanità e la creazione con amore e tenerezza smisurate.
La cerimonia comincia con un elogio al Profeta, "Nat-i-Sherif", che ricorda la forza dell'amore e di tutti i Profeti precedenti.
L'elogio è seguito da un rullare di percussioni, simbolo dell'ordine divino della Creazione, "Kun=Be".
Poi seguono gli altri strumenti, in una improvvisazione, "taksim", e un suono di "ney" che rappresenta il primo respiro che da a ogni essere la vita: il Soffio Divino.

La quarta parte della cerimonia consiste nel saluto reciproco dei dervisci e nella triplice roteazione "Devri Veledi" accompagnata dalla musica detta "peshrev" che simbolizza il saluto tra le anime che concilia corpo e spirito.
Il centro della cerimonia, il Sema ( l'abbandono estatico ) consiste nei quattro saluti o "Salam".
Al termine di ogni saluto, il derviscio testimonia con la propria presenza l'unità in Dio.
Il primo saluto é la nascita dell'uomo nella verità attraverso l'apertura della mente e rappresenta la sua concezione di Dio come creatore e il suo stato di creatura.
Il secondo esprime lo stato di rapimento dell'uomo di fronte allo splendore della creazione, all'onnipotenza e all'immensità di Dio.
Il terzo saluto è l'abbandono nell'amore e il sacrificio della ragione all'amore stesso.

E la totale sottomissione, l'annichilimento del sé nell'Unico Amato, è unità.
Questo stato di estasi il più alto grado dell'essere, è detto Nirvana nel Buddhismo e "Fenafillah" nell'Islam.
Tuttavia il più alto livello raggiunto nell'Islam è quello del Profeta, chiamato servo di Dio e Suo messaggero: lo scopo del Sema non è tanto l'estasi ininterrotta e la perdita di coscienza, ma la realizzazione nella sottomissione a Dio.

Il quarto saluto: così come il Profeta ascende al trono di Dio per ritornare alla sua missione terrena, il derviscio in estasi, seguendo l'ispirazione del suo percorso spirituale, ritorna al suo obiettivo, il sua esistenza di sottomissione a Dio, ai suoi Libri, ai suoi Profeti e alla Creazione. ( Sura Al Bakara, versetto 285 )
Al termine del saluto, torna a unire le braccia, per rappresentare l'unità di Dio, coscientemente e sentimentalmente.
La sesta parte del Sema è lettura coranica, specialmente il versetto 115 della Sura della Vacca ( Bakara ): "L'essenza di Dio appartiene all'oriente come all'occidente, e dovunque ti volterai, là ci sarà Dio. Egli è Colui che abbraccia ogni cosa, Colui che tutto conosce".
La cerimonia termina con una preghiera per la pace delle anime di tutti i Profeti e di tutti i credenti.
Dopo il compimento del rituale del Sema tutti i dervisci ritornano silenziosamente alle loro celle per la meditazione (tefekkur).

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